sabato 16 novembre 2013

ECOTRAIL DE PARIS 2012 - IL MIO PRIMO ULTRATRAIL

Trail è il termine inglese per indicare un sentiero, un percorso immerso nella natura e non la solita strada che noi runners calpestiamo correndo in mezzo al traffico delle nostre città. Trail è sinonimo di natura, di terra, pietre, alberi, foglie, un immergersi totalmente in ecosistemi naturali che ti trasportano anima e gambe in un’atmosfera ogni volta unica. L’Ecotrail de Paris è il mio primo trail competitivo, dopo l’avventurosa seppure gogliardica Arrancabirra a Courmayeur ad ottobre 2012, un trekking di 20 km a Valdigne e qualche passeggiata sul crinale del Corno alle Scale e dell'Abetone.
Già il nome Ecotrail de Paris ti porta a pensare ad immergersi nella natura di una città che è di per sé magica, unica nel suo genere e solo questo basterebbe a far venir voglia di iscriversi. Poi però leggi il programma dei 50km e “partenza da Versailles e arrivo a Champ de Mars a pochi passi dalla Tour Eiffel” ed altro non puoi pensare che “Wow!! Che emozione!”.
Partenza dall’aeroporto di Bologna con una valigia per il necessario e il mio bagaglio a mano con dentro zaino Salomon, le scarpe da trail, le borracce e tutto il necessario per la gara. Unica eccezione fatta per i gel che, ahimè, sono considerati liquidi e non possono viaggiare in aereo. Non so cosa avrà pensato l’omino al controllo bagagli guardando dal monitor tutto l’armamentario.
Il venerdì, il giorno prima della gara, come prima tappa del mio tour parigino vado alla mitica Tour Eiffel. Proprio lì davanti c’è lo stand per il ritiro pettorale. Dopo aver letto scrupolosamente il regolamento della gara, porto con me lo zaino con tutto il materiale obbligatorio, per poi scoprire che del controllo zaini non c’era nemmeno l’ombra. Ma come? Immaginate una turista salire sulla Torre Eiffel con in spalla uno zaino da trail,da passare al controllo,  girare per Paris con tutta l'attrezzatura dietro, tra qualche sguardo incuriosito alla mia unnatural bag, come l'ha  definita un passante in metro.
Al ritiro pettorale mi sento tesa, emozionata, devo ritirare il mio primo pettorale competitivo da trailer e indossare il braccialetto dell’Ecotrail de Paris. Ricordo il mio primo braccialetto, quello bianco dei Courmayeur Trailers, che ho indossato con orgoglio per dieci giorni dopo l’Arrancabirra.
Il braccialetto per i trailers dell’Ecotrail di 50 km è arancione, invece quello per la gara di 80 è rosso. Dopo aver ritirato pettorale, braccialetto e pacco gara (un utilissimo tappetino da spogliatoio e il sacchetto rifiuti), chiedo informazioni per i trasporti e la logistica, grazie all’aiuto di una ragazza italiana che studia a Parigi, la quale mi fa da interprete. Ora ho tutto, devo solo correre. Solo? Sono 50 km immersa nella natura, le foreste parigine, fa molto caldo a Parigi, mi aspettavo un clima mite, primaverile, ma qui è già estate.
La sera, come abitudine prima di ogni gara, ceno in pizzeria. Una pizza a Parigi? Fortuna vuole che a cinque minuti dal nostro ostello ci sia un ottimo ristorante-pizzeria italiano, “da Enio”, e che le pizze siano di nostro gradimento. Meno male! Ricordo la disavventura la sera prima dell’Utmb, quella pizza gommosa e quel prosciutto salatissimo. Ma ci è andata bene! Prima di andare a dormire prepariamo gli zaini, riempiamo i serbatoi con la nostra scorta di acqua e scegliamo cosa indossare.
“Caspita quanto pesa il mio zaino, ce la farò a correre?”  “Ma quanta acqua hai messo?”, “Un litro e mezzo!”. Sorrdiamo. “Ma è tanta, non te ne serve così tanta fino al primo ristoro!” . Mezzo litro andrà via tra una sorsata e l’altra in attesa dello start ed un litro si rivelerà utilissimo sia per me che per aiutare un altro trailer rimasto a secco. La mattina facciamo colazione in una boulangerie, pain avec chocolate e caffè espresso. Prendiamo la Rer C, il treno che mi porterà alla stazione di Saint Cyr, dove mi aspettano le navette dell’organizzazione. I vagoni sono affollati di trailers, tutti vestiti alla Kilian Jornet, potrebbero fare la pubblicità della Salomon, indossano ciclisti compressivi, l’ultimo modello di zaino da 10 litri, sono tutti così tecnici che mi sento una runner più che una trailer e mi chiedo “Questi sono trailers esperti, ma dove sto andando io?”. Indosso la t-shirt da finisher del Gran Trail di Valdigne regalatami da Gianluca, un pantaloncino da running, un paio di Booster fuxia, il mio zaino Salomon da 20 litri ristretto al massimo e un paio di scarpe che di solito uso per le passeggiate in montagna.
“Ma sono tutti tecnici!” dico a Gianluca, il quale mi risponde che i migliori risultati li ha ottenuti con magliette non traspiranti e senza booster. Se sei bravo, lo sei anche con una maglietta di cotone. Certo, un’ottima t-shirt traspirante è utile, ma con un ottimo allenamento sei capace di arrivare fino alla fine di una 100km anche senza booster.
Ecco la mia fermata, Saint Cyr, ci scambiamo un in bocca al lupo, “Divertiti!”, ecco la parola magica, l’obiettivo di ogni corsa, divertirsi, correre tutti i km col sorriso, osservare i posti in cui corriamo ed arrivare alla fine soddisfatti. Prendo la navetta che porta me e i trailer della 50 km a Versailles. Varchiamo il cancello e c’è un prato immenso e tanti trailers con i loro zaini seduti sull’erba. Sento parlare solo francese, gli italiani si contano sulle dita di una mano. Sotto gli stand offrono la colazione: plumcake e caffè americano o thè. Non male. Chiamo mio padre in Italia, sono tesissima, emozionata, gli dico che tra mezz’ora si parte, che qui sono tutti maschi e tecnici e lui mi risponde ridendo di fregarmene e divertirmi. Pochi minuti allo start, lo speaker nomina le varie nazioni presenti, Francia, Italia, Svizzera e qualche scozzese.
Start!! I primi cinque chilometri li corriamo intorno a Versailles. Ci sono turisti che ci guardano incuriositi e ci urlano “Super!”. Usciti da Versailles ci immergiamo nella foresta demaniale, entriamo ed usciamo da un parco all’altro, calpestiamo pochissimo asfalto, solo sentieri. Il percorso non è difficile, se non fosse per una decina di salite ripide che camminiamo in fila indiana. Il caldo si fa sentire da subito, la sete anche, ho con me una borraccia con i sali e una scorta di acqua sufficiente fino al primo ristoro. Molti camminano anche in discesa, ma io voglio correre, sento le gambe in forma, nonostante il giorno prima i abbia camminato tanto per le vie di Parigi, ma le sento reattive e, come ho deciso prima di partire, camminerò in salita per non forzare, ma correrò il resto. E così ho fatto, ottimizzando le energie fino alla fine. Faccio amicizia con una trailer francese, corriamo insieme fino al primo ristoro, al 28° km. Lo raggiungiamo dopo 4 ore e mezzo. È il mio primo ristoro da trailer, devo riempire la mia sacca di acqua, utilizzare il bicchiere in silicone per bere e svuotare il sacchetto dei rifiuti. Al ristoro molti sono sfiniti dal caldo e si trovano a litigare con i crampi. Mangio un pezzo di plumcake e riparto. Non conto quanti km mancano all’arrivo, né quanto ci vuole in fatto di tempo, l’obiettivo è godermi la natura e correre. Altre salite, con altrettante discese. Le discese ripide mi bloccano; lo so, dovrei lasciarmi cadere eportare in avanti il baricentro e lasciarmi volare. Questa volta lo faccio e mi diverto come una bambina. Ho paura, si, di inciampare in sassi, radici nascoste da foglie e farmi male. Ed allora che ci faccio qui? Il trail è anche questo, è natura, rispetto per la natura (non per niente abbiamo firmato una Carta Etica, sottoscrivendo la nostra responsabilità a rispettarla in tutto e per tutto), ma è anche un pizzico di incoscienza, un tornar bambini, quando incuriositi ci avventuravamo. Ecco, è avventura!
Fino al 35esimo km corro tranquilla da sola e per qualche km con un trailer francese che ha il mio stesso passo. Ma è al 35esimo che sento una fitta all’altezza del fegato. Cerco di spostare l’allacciatura dello zaino, l’allento, non respiro. Forse è la fascia cardio che stringe? Forse quei maledetti gel che non tollero o forse sono troppo sudata? Fatto sta che mi fermo e cerco di camminare, mi slaccio lo zaino, lo porto a una spalla. “Ca va madame?” mi chiede il trailer francese. “Ca va bien, mercì!”. Il mio stentato francese fa pena ma ci siamo capiti. Gli dico di proseguire, cammino per circa 500 metri, poi la salita, il caldo e finalmente la discesa. Voglio restare sola, perché la corsa è anche questo, il momento in cui sei sola con te stessa, con le tue sensazioni, con i messaggi che ti invia il tuo corpo, tu e le tue emozioni, e il tuo silenzio. Ho cercato di capire se sentivo dolore e dove, ho parlato con me stessa e ci sono passata sopra. Tra pochi km c’è il secondo ed ultimo ristoro, al 39 esimo, avrò modo di prendermi una pausa, indossare la maglietta asciutta, allentare lo zaino e riprendere la mia corsa. Al 39 esimo km, nel parco di Saint Cloud, ho ritrovato il trailer francese e Veronique ed insieme abbiamo mangiato qualche pezzo di banana. La maglietta non l’ho cambiata, sono scaramantica, l’ho indossata come porta fortuna per il mio primo trail, è la maglia di Valdigne, della Val d’Aosta che tanto amo. Una signora dell’assistenza mi chiede se va tutto bene e se ho bisogno di qualcosa. Riempiamo insieme la scorta di acqua, “C’est finì madame. Manque un peu!”, mancano 10 km, sì manca poco, ho voglia di arrivare alla Tour Eiffel, di indossare la t-shirt da finisher, anche se guardandomi indietro ripercorrerei ancora una volta le foreste appena calpestate, bel percorso! All’uscita del ristoro scendiamo nel parco, è pieno di famiglie, di bambini, gente di tutte le età che ci osannano e ci fanno sentire speciali. Ma noi di speciale abbiamo questa passione, per la corsa, per la natura, la tenacia per non mollare e la voglia di vivere a pieno ogni emozione un passo dopo l’altro. Usciti dal parco, gli ultimi 10 km saranno tutti lungo la Senna, vediamo barche, battelli, ristoranti e la gente che ci regala applausi e incoraggiamento. Mancano 8 km e mi sento in forze, in forma, ho le gambe più ribelli di me che rispondono bene ad ogni passo. Ripenso alla frase di stamattina “Se ti sei allenata bene non è un paio di booster che fa la differenza e tu di resistenza ne hai, fidati!”. Si, di resistenza ne ho, sono sì stanca, sto correndo da sei ore e non sono poche, ho sofferto il caldo, temevo di perdere le forze perché soffro di pressione bassa, ma per fortuna sto bene. Raggiungo un gruppo di trailers francesi che corricchiano sfiniti e ogni tanto camminano. Ci diciamo che è finita per incoraggiarci, ma ci sono ancora 7 km e dopo tutte queste ore sulle gambe non sono pochi. Ripenso all’ultima gara, ai miei primi 58km della Strasimeno, sono gare così diverse eppure in questo istante sto rivivendo le stesse emozioni a pochi km dall’arrivo. Sono stanca ma carica, motivata, mi sono divertita finora ed ho ancora tanta voglia di correre sorridendo. Sul percorso c’è la scritta E.T, Tour Eiffel, il simbolo della Francia, una delle meraviglie del mondo. Ieri eravamo lì e sono rimasta a bocca aperta quando me la sono trovata davanti. Lei, così imponente, così straordinariamente affascinante e noi ora stiamo correndo per raggiungerla. Questo mi dà una carica incredibile. Riprendiamo tutti insieme il passo. Scendiamo lungo il fiume, risaliamo le scalette più volte, mancano 3 km e lei è lì, la vediamo, è lì che ci aspetta. Gli assistenti di gara che incontriamo in questi ultimi chilometri sono emozionati quanto noi, ci urlano che è finita, ci applaudono, loro sono la nostra forza lungo il percorso e quando delle volte ti senti spiazzato per la stanchezza. Non perdo mai occasione per ringraziarli. Stiamo arrivando a Champ de Mars, ci sono famiglie con i loro bambini, tutti a condividere con noi trailers questa festa. Un’assistente ci fa segno di spostarci, sta arrivando il primo classificato del trail di 80 km, ci voltiamo, ci fermiamo ad applaudirlo, che onore poter essere al suo arrivo. Ha il volto rilassato, tutti lo osanniamo. Lui sparisce alla nostra vista. Ora tocca a noi, in questo istante non siamo più un gruppo, ma ognuno resta con se stesso e vuole finire la sua corsa. Ci separiamo naturalmente, ognuno col suo ultimo chilometro carico di forti emozioni, ognuno solo con il suo corpo e la sua mente. Due bambini mi s’avvicinano, non li scanso, ma rallento il passo per ringraziarli degli applausi. Sono loro, le persone, che rendono ogni arrivo speciale ed intenso, loro che negli ultimi chilometri ci danno la carica che serve fino alla fine. In lontananza intravedo l’arrivo, ogni volta a circa 600 metri è un’esplosione di emozioni varie. Alzo lo sguardo, eccola, è lì, a pochi metri da me, mi sento piccola di fronte alla sua maestosità. La osservo, poi guardo il traguardo, ma è inevitabile, non puoi distogliere lo sguardo dalla sua bellezza. Ecco l’arrivo, pochi metri, allungo il passo trionfante e, come ogni arrivo, alzo lo sguardo al cielo. Grazie!
È il mio primo trail e da ora imparo che non ti mettono al collo nessuna medaglia, come nelle gare su strada, ma ti guadagni la t-shirt da finisher. La stringo in mano orgogliosa, mi volto indietro e vedo l’arrivo dei ragazzi francesi con i quali ho condiviso tanto in una manciata di chilometri. Ecco che arriva anche il trailer francese del 35esimo km. “Super Madame!”.
C’è il ristoro finale, ma non mi fermo, sono le 17.50 e non so quando arriverà Gianluca, voglio salire al primo piano della Tour Eiffel ed esserci al suo arrivo. Ipotizzo che ci metterà otto ore e mezza, ma lui gioca sempre d’anticipo e ci stupisce ad ogni arrivo. Vado allo stadio di atletica, l’Emile Stadium, a riprendere la borsa, faccio una doccia veloce, incontro la ragazza francese che ha corso la prima parte di gara con me, una ragazza italiana mi dice che anche lei deve aspettare degli amici della 80 km. Indosso la t-shirt da finisher, il pantalone della tuta, con molta fatica le scarpe di ricambio per via di tre bolle ai talloni, ma sono così felice ed euforica che ci passo su. Esco di corsa con i capelli gocciolanti, raggiungo la Tour Eiffel, vedo l’arrivo della prima donna. Ecco  l’entrata della torre, ecco la sicurezza. Dico loro che il mio fidanzato arriverà al primo piano e chiedo se posso salire ad aspettarlo. Ricevo un categorico No! solo i corridori. Faccio vedere la maglietta del trail, il braccialetto, sono parte di questa gara, ma niente. Non si smuovono. Cerco due signori dell’organizzazione ed anche loro mi negano l’accesso. E come turista? "Pour les trailers! Attand a la sortie est, madame!”. Devo aspettare all’uscita est. Mi raggiungono due ragazze francesi, una signora con i suoi due bambini, sono le mogli e la fidanzata di altri trailers che tra un po’ arriveranno al primo piano della Tour Eiffel. Anche loro chiedono di salire per aspettare i nostri gladiatori, ma ci negano l’accesso. Resto delusa ed aspetto Gianluca all’entrata della Torre, gli batterò il cinque e correrò all’uscita est. Nel frattempo mi raggiunge una giornalista messicana che lavora per un’emittente inglese. Mi fa mille domande sulla manifestazione e alla fine mi chiede di poter fare un’intervista in inglese di cinque minuti. Ok. Perché no.  Finita l’intervista, parlo con l’assistente, sto congelando, sono stanca e mi tremano le gambe. Chiedo se posso salire al primo piano, non mi reggo, ma niente da fare. Le mie gambe stanno sentendo la stanchezza della gara, potrei sedermi poco distante, ma non ci penso proprio a perdermi questo arrivo.
8.04 eccolo!!! Vai Luca! Grande!! Corre verso di me, mi stringe la mano. “Ti aspetto all’uscita!!”. Mi dirigo all’uscita est, di corsa, ci vorrà mezz’ora prima che esca. Arrivano anche i mariti delle signore francesi. Siamo tutti euforici, stanchi, ma euforici.
Saprò dopo che su c’erano anche i turisti, non come ci hanno detto quelli della sicurezza e gli assistenti. Avremmo potuto metterci in fila e salire al primo piano ed accogliere a braccia aperte i nostri trailers. Ma ora sono qui, all’uscita est. Sto congelando. Indosso la felpa sopra la mia t-shirt da finisher della 50km. Un trailer scende le scalette, l’aspettano i suoi amici trionfanti, ma lui si accascia per i crampi e la stanchezza. Ha sete ma non ha acqua. Gli passo il tubo della mia sacca. Una delle francesi mi chiede se ho corso anch’io, le dico che sono una trailer, che ho corso la gara da 50km e resta basita del fatto che non mi hanno fatto salire sulla torre nonostante il braccialetto e la t-shirt.  Ecco Gianluca! Tra i turisti e gli altri trailers. Discutiamo sulle informazioni sbagliate che hanno dato a noi che aspettavamo, ma chissenefrega ora!! Siamo qui, un ultimo sguardo alla Torre Eiffel, eccola! Eccoci! Siamo finisher dell’Ecotrail de Paris 2012. Non vorremmo lasciare questa piazza ora, la mitica Torre; domani saremo di nuovo due turisti italiani a spasso per le vie parigine, ma ora siamo qui, le scattiamo le ultime foto col cellulare, è tutta illuminata. Che emozione!! Ci saranno giorni per raccontare il percorso, lo stesso per entrambi per circa 28km di foresta parigina. Godiamoci questo momento. Siamo stanchi, infreddoliti, ma emozionati! Mercì Paris!!!

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