mercoledì 18 dicembre 2013

MARATHON TRAIL DEL MONTALBANO (MTDM)

Quando il trail incontra l'amicizia ne vien fuori un'esperienza fantastica... come dice l'amico Daniele "Sono certe gare che chiamano noi!"... e così è stato per il MTDM. Le tappe previste erano due, una la sera del sabato di 13 km e una la mattina della domenica di 31km con 1050mt D+. Decido di partecipare alla 2a tappa, ma di non perdermi il pasta party goliardico del sabato sera...una festa tra amici trailers che condividono la stessa passione... correre sui sentieri? non solo... correre e divertirsi prima, durante e dopo ogni gara.
Dopo una sacco a pelo party, con tanto di coprifuoco da bravi ragazzi e una sveglia traumatica alle 6.30... tutti pronti per continuare il divertimento tra i sentieri!!!
Col mio solito passo da randonee inizio questo nuovo cammino, alla scoperta di nuovi paesaggi in cui immergermi...se qualcuno mi guardasse dall'esterno penserebbe "sicuro che sei iscritta a una gara?"... io cammino, a tratti corro, incuriosita da ogni particolare che la natura mi offre, mi guardo attorno.... delle volte mi chiedo "ma i top runner osservano ciò che li circonda o tutta questa meraviglia gli sfugge?".
Col mio solito passo da tap runner (diminutivo di tapasciona) ho deciso di prenderla come un allenamento, camminando tutte le salite per riabituare i miei tendini incazzati e correndo solo le discese...che divertimento! che spasso! nonostante mi sia ritrovata all'improvviso spiaccicata a terra, con una mano scorticata e un ginocchio ammaccato (chissà dove hai la testa Lucy!?), nonostante i tralicci di rose (ma che caspita ci fanno le rose sulle montagne?) a tatuarmi un braccio....mi sono rialzata sorridente continuando la mia corsa e il mio cammino del Montalbano. Quel che resta nel cuore sono le persone con le quali si condividono certe esperienze, da amici di una spontaneità incredibile a chi ha organizzato il tutto, dall'assistente del ristoro sempre col sorriso e la battuta pronta al fotografo...un grazie di cuore va a loro! un grazie speciale va all'amica Anina..... con la promessa che il prossimo anno io ci sarò!

                                                      CON GIADA...


TAVOLATA DI TRAILERS SERI...... 


con GIADA, LAURA e NATALINA...

DANIELE..... 


MAMMA GUARDA COME MI DIVERTO!!!!



dopo 31km.....vai DONATELLA manca poco!!

ARRIVATE!!!!!! :)

la MITICA ANINA :) 

mercoledì 4 dicembre 2013

LA MIA CORSA COME INNO ALLA VITA

"Vai, corri, fai ciò che ti fa stare bene...e sorridi!"... queste parole quella mattina del 16 agosto 2010... queste le sue ultime parole prima del suo ultimo saluto. Eravamo in ospedale...lui che quel giorno mi ha detto "ciao Lucy!", io che sono tornata a casa con la mia gamba piena di lividi, la schiena che faceva un male pazzesco (bella caduta per le scale per lo spavento)...dopo due settimane c'era la mia prima mezza, a Bologna.. Run Tune Up...  quel 5settembre io c'ero, io e quel dolore che ho trasformato in vita,ogni passo di quella corsa lo ricordo ancora ora, dolori ovunque, una gamba gonfia, ma non mi sono mai fermata, fino all'arrivo! Lui e quelle sue parole che ogni volta mi danno la forza per non fermarmi, per non arrendermi, arrivando sempre sorridente al traguardo. La Corsa come reazione, la corsa che per tanti mesi mi ha aiutata a non lasciarmi sopraffare dal pianto...la corsa che rilassa, che lascia scorrere i pensieri, che ne lascia tanti per strada e mi fa sentire più leggera...la corsa che è vita, quando sento il mio corpo reagire a ogni passo, vita quando sento qualche dolore e ci passo sopra pensando che sono lì a fare ciò che mi fa stare bene.... In ogni passo c'è lui, lo porto con me, in ogni traguardo alzo lo sguardo al cielo e sorrido, perchè al traguardo ci arriviamo insieme, io e lui...ogni volta e sarà sempre così. Mia madre tempo fa mi chiese: "50km, 13ore, 100km, ma non ti stanchi? come fai? col freddo, chi te la fa fare??" ...poi le ho spiegato che sono sana, ho la forza per farlo, che mi sono chiesta "e se un giorno non potessi camminare? e se non avessi la forza di alzarmi dal letto per una malattia? io posso farlo, posso fare tremila cose, e allora perchè star ferma, perchè non farlo?e poi quando corro, quando cammino tante ore per sentieri io mi sento viva, il mio cuore si rasserena, è come linfa vitale.." Ha capito, questa linfa vitale che mi scorre dentro a ogni passo... Dio mi ha presentato il conto di questa vita portandosi via una persona che per me era l'emblema del sorriso, della vitalità, lui che era la dolcezza, zio e migliore amico allo stesso tempo, che con poche parole leggeva in me ogni pensiero, ogni stato d'animo. "Sorridi Lucy!"... forse un po' sono come lui, sembro spensierata, ma in fondo ho le mie ansie, le mie manie, le mie ossessioni...quell'essere in contrasto col mondo ogni giorno, solitaria in privato, ma con un sorriso per tutti...

martedì 26 novembre 2013

la mia FIRENZE MARATHON 2013...

"Firenze l'è piccina e l'è anche casa mia.." canta la famosa canzone... Firenze l'ho scelta da piccina per viverci...Firenze è amore e odio tra me e lei.. una città che offre tanto e niente.. una città bastarda.. che ti soffoca ma allo stesso tempo non la puoi lasciare... Firenze!
Non mi ero ancora iscritta alla maratona di quest'anno,  ho aspettato fino all'ultimo mese, io, sempre la solita che nella mia indecisione aspetto l'ultimo momento... ma quest'anno la 30° Firenze Marathon cadeva proprio il giorno del mio compleanno, 24 novembre... e allora mi son detta: quale modo migliore per festeggiarlo? ho la corsa, la mia passione, ho Firenze, la mia città che adoro.. mi faccio questo regalo! 
La domenica mattina di solito esco di casa e corro lungo l'Arno, salgo sulle colline oltre il Piazzale Michelangelo, ogni tanto mi avventuro su fino a Fiesole e da lì su non puoi che fermarti ad ammirare Firenze dall'alto, in tutta il suo splendore...nella sua pienezza. 
Il venerdi alle ore 10 credo di essere stata una delle prime a ritirare il pettorale, n.1356.. il sabato sera cena normale a casa, la mattina sveglia comoda, colazione senza fretta e giù a raggiungere il caos. Si, il caos di 11 mila persone venute da ogni parte per godersi la mia città..  mai vista tanta gente tutta in poche centinaia di metri!

Dopo aver fatto un'immane fatica ad entrare nelle griglie, mi sentivo emozionata  ma serena, nessuna tensione come capita di solito, quella tensione che per lo più è il chiedere a se stessi "ce la farò ?". Nei minuti che precedono la partenza sento quell'adrenalina che sale, tiro un lungo respiro, sorrido per smorzare la tensione e per qualche attimo sento un profondo silenzio mentre so che tutto intorno a me è un caos di runners, musica e chiacchiere. 

La gioia i primi km a guardarmi intorno incuriosita, i primi km che scorrevano sereni, con quella voglia di arrivare al 4° e vedere mio fratello Maurizio. Che gioia! un abbraccio sudato... lui che per la prima volta ha voluto seguire una mia maratona.
Ho corso fino al 27esimo km con una serenità incredibile, non guardavo mai il mio garmin, modulavo il respiro e mi basavo sui battiti del mio cuore. Lo faccio spesso da quasi un anno, sto imparando a conoscere me stessa e il mio corpo e le sue reazioni nella corsa, e sento senza guardare l'orologio quando è il caso di rallentare i battiti e non avere mai il cuore in gola... Tutto perfetto fino al 27esimo km...ho corso da sola, ho affiancato Andrea, pacer delle 4.15, ma ognuno nella sua concentrazione, ci siamo scambiati poche frasi.
D'un tratto dei forti crampi allo stomaco, la voglia di liberarmi di ogni cosa che potesse toccarmi la pancia, il marsupio, l'elastico del pantaloncino, ma no... i crampi e sentire il gelo addosso, quel gelo che ti penetra le ossa. Ho provato a distogliere l'attenzione da ciò che sentivo, ho provato a prendere fiato, ma era un respiro smorzato.
Mi sono messa con calma a correre fino al 34esimo, dove avrei incontrato la mia amica Ilaria, ho urlato il suo nome davanti casa come le avevo promesso, lei era lì, sorridente e pimpante a farmi foto... Le ho mollato tutto ciò che avevo, tutto ciò che mi pesava. Al 35esimo, la mia amica Laura era lì ad aspettarmi come volontaria, mi sono fermata da lei qualche minuto, avrei voluto una coperta e tè caldo... una pausa che mi è sembrata lunghissima, una pausa durante la quale le ho solo detto "Non mi fermo, ma vado con calma all'arrivo!!"

Con calma... come sempre quando corro le mie ultra, durante le quali siamo io e le mie gambe, io e la mia passione e non mi chiedo mai quanto manca, mai quanto ci vuole ancora. Non più... lo facevo il primo anno, ora mi godo fino all'ultimo passo sperando che non sia mai l'ultimo.

Quando ho visto il 40esimo km, ho pensato che era finita,ma allo stesso tempo mi son chiesta "e se mancassero quei 60km per arrivare a 100?cosa faresti Lucy? Non mi fermerei!"... al 40esimo ho sentito urlare il mio nome, VAI LUCY... una compagna di squadra che mi incitava! che bello!! 

Quel km finale l'ho vissuto, non corso, l'ho sentito dentro, un passo dopo l'altro... mi è successo due volte in questi miei pochi anni di corsa, al Passatore e all'Eiger Ultratrail... quell'ultimo km che ti scorre lento ma durante il quale ci metti tutto te stesso e ti senti pieno di tutta l'energia possibile..

...300metri... trecento metri e poi girare l'angolo che percorro tutti i giorni in bici per andare a lavoro... 300 metri e Santa Croce è lì che ti aspetta. è fatta!!! che scema che sono, non ho visto il timer... ho staccato il chip, preso la mia medaglia e mi sono diretta verso la ragazza delle coperte termiche "Dammi un'abbraccio, sto congelando...!!".. 

Questa mia  Firenze Marathon vale più di tante gare preparate...di quelle che ti aspetti di fare un bel tempo, per te stessa, per tutti i giorni che la mattina ti svegli alle 6 inseguendo la tua passione... Questa volta l'ho corsa senza preparazione, ma semplicemente per correre nella mia città..e le lacrime sono scese come momento liberatorio... c'era stanchezza e tanto altro..c'erano emozioni accumulate in questo periodo..

Buon compleanno Lucy... :)

venerdì 22 novembre 2013

-2 alla mia 9° maratona... FIRENZE MARATHON

L'emozione sale, la tensione pure, anche se non ho obiettivi di tempi... tempi io? sono una tapasciona, corro a sensazioni, corro per divertirmi.. eppure la tensione sale. Sono sempre 42km...anzi...ci sono quei 195metri finali che li senti eccome. Se solo penso a quando ho iniziato a correre.. febbraio 2010.. che ricordi! quando ho indossato le prime scarpette, sono scesa in strada dopo le 20, dopo il lavoro e faceva un freddo pazzesco. Febbraio 2010 a Firenze era gelo! tuta, scarpette, giubbotto impermeabile...e io. Io e una Firenze di macchine che tornavano a casa, luci alle finestre, qualche stella e quel vento gelido che ti riga la pelle. A ripensarci, ero davvero presa, inossidabile, una sera si, una no e correre. Che ne sapevo io di stretching, di riscaldamento, di ritmo, di fiato, di frequenza cardiaca? correvo e basta. Corsa mista a camminata, qualche raffreddore preso, dolori che ora a ripensarci mi fanno sorridere, la bilancia scendeva, io mi sentivo in forma ed era questo che volevo, questo che mi bastava, che mi dava soddisfazione. La prima oretta corsa senza sosta è stata forza di volontà, è la testa che ha convinto le gambe a non fermarsi. Testarda! che emozione in ascensore mentre tutta sudata tornavo a casa, che emozione i primi esercizi di stretching, che emozione la mattina che mi sono svegliata dopo averci dormito su soddisfatta. Ho corso un'ora di seguito. Io. "La ragazza più ferma che conosca!" disse un giorno una persona. Quella stessa persona che dopo un anno da quell'ora di corsa ha varcato il traguardo della sua prima maratona e dopo due anni da quella frase ha raggiunto il traguardo della sua prima 100km. Di testa più che di gambe.....

dopo due mesi da quella prima ora ho corso la mia prima 10km... GUARDA FIRENZE 2010


Domenica corro la mia 9a maratona.... dopo aver macinato tanti km in questi pochissimi anni... qualche ultra.. qualche sentiero... aspetto domenica...per correre il giorno del mio compleanno e godermi la mia città in questo giorno di festa e amore per lo sport.                      continua........                                                 

sabato 16 novembre 2013

ECOTRAIL DE PARIS 2012 - IL MIO PRIMO ULTRATRAIL

Trail è il termine inglese per indicare un sentiero, un percorso immerso nella natura e non la solita strada che noi runners calpestiamo correndo in mezzo al traffico delle nostre città. Trail è sinonimo di natura, di terra, pietre, alberi, foglie, un immergersi totalmente in ecosistemi naturali che ti trasportano anima e gambe in un’atmosfera ogni volta unica. L’Ecotrail de Paris è il mio primo trail competitivo, dopo l’avventurosa seppure gogliardica Arrancabirra a Courmayeur ad ottobre 2012, un trekking di 20 km a Valdigne e qualche passeggiata sul crinale del Corno alle Scale e dell'Abetone.
Già il nome Ecotrail de Paris ti porta a pensare ad immergersi nella natura di una città che è di per sé magica, unica nel suo genere e solo questo basterebbe a far venir voglia di iscriversi. Poi però leggi il programma dei 50km e “partenza da Versailles e arrivo a Champ de Mars a pochi passi dalla Tour Eiffel” ed altro non puoi pensare che “Wow!! Che emozione!”.
Partenza dall’aeroporto di Bologna con una valigia per il necessario e il mio bagaglio a mano con dentro zaino Salomon, le scarpe da trail, le borracce e tutto il necessario per la gara. Unica eccezione fatta per i gel che, ahimè, sono considerati liquidi e non possono viaggiare in aereo. Non so cosa avrà pensato l’omino al controllo bagagli guardando dal monitor tutto l’armamentario.
Il venerdì, il giorno prima della gara, come prima tappa del mio tour parigino vado alla mitica Tour Eiffel. Proprio lì davanti c’è lo stand per il ritiro pettorale. Dopo aver letto scrupolosamente il regolamento della gara, porto con me lo zaino con tutto il materiale obbligatorio, per poi scoprire che del controllo zaini non c’era nemmeno l’ombra. Ma come? Immaginate una turista salire sulla Torre Eiffel con in spalla uno zaino da trail,da passare al controllo,  girare per Paris con tutta l'attrezzatura dietro, tra qualche sguardo incuriosito alla mia unnatural bag, come l'ha  definita un passante in metro.
Al ritiro pettorale mi sento tesa, emozionata, devo ritirare il mio primo pettorale competitivo da trailer e indossare il braccialetto dell’Ecotrail de Paris. Ricordo il mio primo braccialetto, quello bianco dei Courmayeur Trailers, che ho indossato con orgoglio per dieci giorni dopo l’Arrancabirra.
Il braccialetto per i trailers dell’Ecotrail di 50 km è arancione, invece quello per la gara di 80 è rosso. Dopo aver ritirato pettorale, braccialetto e pacco gara (un utilissimo tappetino da spogliatoio e il sacchetto rifiuti), chiedo informazioni per i trasporti e la logistica, grazie all’aiuto di una ragazza italiana che studia a Parigi, la quale mi fa da interprete. Ora ho tutto, devo solo correre. Solo? Sono 50 km immersa nella natura, le foreste parigine, fa molto caldo a Parigi, mi aspettavo un clima mite, primaverile, ma qui è già estate.
La sera, come abitudine prima di ogni gara, ceno in pizzeria. Una pizza a Parigi? Fortuna vuole che a cinque minuti dal nostro ostello ci sia un ottimo ristorante-pizzeria italiano, “da Enio”, e che le pizze siano di nostro gradimento. Meno male! Ricordo la disavventura la sera prima dell’Utmb, quella pizza gommosa e quel prosciutto salatissimo. Ma ci è andata bene! Prima di andare a dormire prepariamo gli zaini, riempiamo i serbatoi con la nostra scorta di acqua e scegliamo cosa indossare.
“Caspita quanto pesa il mio zaino, ce la farò a correre?”  “Ma quanta acqua hai messo?”, “Un litro e mezzo!”. Sorrdiamo. “Ma è tanta, non te ne serve così tanta fino al primo ristoro!” . Mezzo litro andrà via tra una sorsata e l’altra in attesa dello start ed un litro si rivelerà utilissimo sia per me che per aiutare un altro trailer rimasto a secco. La mattina facciamo colazione in una boulangerie, pain avec chocolate e caffè espresso. Prendiamo la Rer C, il treno che mi porterà alla stazione di Saint Cyr, dove mi aspettano le navette dell’organizzazione. I vagoni sono affollati di trailers, tutti vestiti alla Kilian Jornet, potrebbero fare la pubblicità della Salomon, indossano ciclisti compressivi, l’ultimo modello di zaino da 10 litri, sono tutti così tecnici che mi sento una runner più che una trailer e mi chiedo “Questi sono trailers esperti, ma dove sto andando io?”. Indosso la t-shirt da finisher del Gran Trail di Valdigne regalatami da Gianluca, un pantaloncino da running, un paio di Booster fuxia, il mio zaino Salomon da 20 litri ristretto al massimo e un paio di scarpe che di solito uso per le passeggiate in montagna.
“Ma sono tutti tecnici!” dico a Gianluca, il quale mi risponde che i migliori risultati li ha ottenuti con magliette non traspiranti e senza booster. Se sei bravo, lo sei anche con una maglietta di cotone. Certo, un’ottima t-shirt traspirante è utile, ma con un ottimo allenamento sei capace di arrivare fino alla fine di una 100km anche senza booster.
Ecco la mia fermata, Saint Cyr, ci scambiamo un in bocca al lupo, “Divertiti!”, ecco la parola magica, l’obiettivo di ogni corsa, divertirsi, correre tutti i km col sorriso, osservare i posti in cui corriamo ed arrivare alla fine soddisfatti. Prendo la navetta che porta me e i trailer della 50 km a Versailles. Varchiamo il cancello e c’è un prato immenso e tanti trailers con i loro zaini seduti sull’erba. Sento parlare solo francese, gli italiani si contano sulle dita di una mano. Sotto gli stand offrono la colazione: plumcake e caffè americano o thè. Non male. Chiamo mio padre in Italia, sono tesissima, emozionata, gli dico che tra mezz’ora si parte, che qui sono tutti maschi e tecnici e lui mi risponde ridendo di fregarmene e divertirmi. Pochi minuti allo start, lo speaker nomina le varie nazioni presenti, Francia, Italia, Svizzera e qualche scozzese.
Start!! I primi cinque chilometri li corriamo intorno a Versailles. Ci sono turisti che ci guardano incuriositi e ci urlano “Super!”. Usciti da Versailles ci immergiamo nella foresta demaniale, entriamo ed usciamo da un parco all’altro, calpestiamo pochissimo asfalto, solo sentieri. Il percorso non è difficile, se non fosse per una decina di salite ripide che camminiamo in fila indiana. Il caldo si fa sentire da subito, la sete anche, ho con me una borraccia con i sali e una scorta di acqua sufficiente fino al primo ristoro. Molti camminano anche in discesa, ma io voglio correre, sento le gambe in forma, nonostante il giorno prima i abbia camminato tanto per le vie di Parigi, ma le sento reattive e, come ho deciso prima di partire, camminerò in salita per non forzare, ma correrò il resto. E così ho fatto, ottimizzando le energie fino alla fine. Faccio amicizia con una trailer francese, corriamo insieme fino al primo ristoro, al 28° km. Lo raggiungiamo dopo 4 ore e mezzo. È il mio primo ristoro da trailer, devo riempire la mia sacca di acqua, utilizzare il bicchiere in silicone per bere e svuotare il sacchetto dei rifiuti. Al ristoro molti sono sfiniti dal caldo e si trovano a litigare con i crampi. Mangio un pezzo di plumcake e riparto. Non conto quanti km mancano all’arrivo, né quanto ci vuole in fatto di tempo, l’obiettivo è godermi la natura e correre. Altre salite, con altrettante discese. Le discese ripide mi bloccano; lo so, dovrei lasciarmi cadere eportare in avanti il baricentro e lasciarmi volare. Questa volta lo faccio e mi diverto come una bambina. Ho paura, si, di inciampare in sassi, radici nascoste da foglie e farmi male. Ed allora che ci faccio qui? Il trail è anche questo, è natura, rispetto per la natura (non per niente abbiamo firmato una Carta Etica, sottoscrivendo la nostra responsabilità a rispettarla in tutto e per tutto), ma è anche un pizzico di incoscienza, un tornar bambini, quando incuriositi ci avventuravamo. Ecco, è avventura!
Fino al 35esimo km corro tranquilla da sola e per qualche km con un trailer francese che ha il mio stesso passo. Ma è al 35esimo che sento una fitta all’altezza del fegato. Cerco di spostare l’allacciatura dello zaino, l’allento, non respiro. Forse è la fascia cardio che stringe? Forse quei maledetti gel che non tollero o forse sono troppo sudata? Fatto sta che mi fermo e cerco di camminare, mi slaccio lo zaino, lo porto a una spalla. “Ca va madame?” mi chiede il trailer francese. “Ca va bien, mercì!”. Il mio stentato francese fa pena ma ci siamo capiti. Gli dico di proseguire, cammino per circa 500 metri, poi la salita, il caldo e finalmente la discesa. Voglio restare sola, perché la corsa è anche questo, il momento in cui sei sola con te stessa, con le tue sensazioni, con i messaggi che ti invia il tuo corpo, tu e le tue emozioni, e il tuo silenzio. Ho cercato di capire se sentivo dolore e dove, ho parlato con me stessa e ci sono passata sopra. Tra pochi km c’è il secondo ed ultimo ristoro, al 39 esimo, avrò modo di prendermi una pausa, indossare la maglietta asciutta, allentare lo zaino e riprendere la mia corsa. Al 39 esimo km, nel parco di Saint Cloud, ho ritrovato il trailer francese e Veronique ed insieme abbiamo mangiato qualche pezzo di banana. La maglietta non l’ho cambiata, sono scaramantica, l’ho indossata come porta fortuna per il mio primo trail, è la maglia di Valdigne, della Val d’Aosta che tanto amo. Una signora dell’assistenza mi chiede se va tutto bene e se ho bisogno di qualcosa. Riempiamo insieme la scorta di acqua, “C’est finì madame. Manque un peu!”, mancano 10 km, sì manca poco, ho voglia di arrivare alla Tour Eiffel, di indossare la t-shirt da finisher, anche se guardandomi indietro ripercorrerei ancora una volta le foreste appena calpestate, bel percorso! All’uscita del ristoro scendiamo nel parco, è pieno di famiglie, di bambini, gente di tutte le età che ci osannano e ci fanno sentire speciali. Ma noi di speciale abbiamo questa passione, per la corsa, per la natura, la tenacia per non mollare e la voglia di vivere a pieno ogni emozione un passo dopo l’altro. Usciti dal parco, gli ultimi 10 km saranno tutti lungo la Senna, vediamo barche, battelli, ristoranti e la gente che ci regala applausi e incoraggiamento. Mancano 8 km e mi sento in forze, in forma, ho le gambe più ribelli di me che rispondono bene ad ogni passo. Ripenso alla frase di stamattina “Se ti sei allenata bene non è un paio di booster che fa la differenza e tu di resistenza ne hai, fidati!”. Si, di resistenza ne ho, sono sì stanca, sto correndo da sei ore e non sono poche, ho sofferto il caldo, temevo di perdere le forze perché soffro di pressione bassa, ma per fortuna sto bene. Raggiungo un gruppo di trailers francesi che corricchiano sfiniti e ogni tanto camminano. Ci diciamo che è finita per incoraggiarci, ma ci sono ancora 7 km e dopo tutte queste ore sulle gambe non sono pochi. Ripenso all’ultima gara, ai miei primi 58km della Strasimeno, sono gare così diverse eppure in questo istante sto rivivendo le stesse emozioni a pochi km dall’arrivo. Sono stanca ma carica, motivata, mi sono divertita finora ed ho ancora tanta voglia di correre sorridendo. Sul percorso c’è la scritta E.T, Tour Eiffel, il simbolo della Francia, una delle meraviglie del mondo. Ieri eravamo lì e sono rimasta a bocca aperta quando me la sono trovata davanti. Lei, così imponente, così straordinariamente affascinante e noi ora stiamo correndo per raggiungerla. Questo mi dà una carica incredibile. Riprendiamo tutti insieme il passo. Scendiamo lungo il fiume, risaliamo le scalette più volte, mancano 3 km e lei è lì, la vediamo, è lì che ci aspetta. Gli assistenti di gara che incontriamo in questi ultimi chilometri sono emozionati quanto noi, ci urlano che è finita, ci applaudono, loro sono la nostra forza lungo il percorso e quando delle volte ti senti spiazzato per la stanchezza. Non perdo mai occasione per ringraziarli. Stiamo arrivando a Champ de Mars, ci sono famiglie con i loro bambini, tutti a condividere con noi trailers questa festa. Un’assistente ci fa segno di spostarci, sta arrivando il primo classificato del trail di 80 km, ci voltiamo, ci fermiamo ad applaudirlo, che onore poter essere al suo arrivo. Ha il volto rilassato, tutti lo osanniamo. Lui sparisce alla nostra vista. Ora tocca a noi, in questo istante non siamo più un gruppo, ma ognuno resta con se stesso e vuole finire la sua corsa. Ci separiamo naturalmente, ognuno col suo ultimo chilometro carico di forti emozioni, ognuno solo con il suo corpo e la sua mente. Due bambini mi s’avvicinano, non li scanso, ma rallento il passo per ringraziarli degli applausi. Sono loro, le persone, che rendono ogni arrivo speciale ed intenso, loro che negli ultimi chilometri ci danno la carica che serve fino alla fine. In lontananza intravedo l’arrivo, ogni volta a circa 600 metri è un’esplosione di emozioni varie. Alzo lo sguardo, eccola, è lì, a pochi metri da me, mi sento piccola di fronte alla sua maestosità. La osservo, poi guardo il traguardo, ma è inevitabile, non puoi distogliere lo sguardo dalla sua bellezza. Ecco l’arrivo, pochi metri, allungo il passo trionfante e, come ogni arrivo, alzo lo sguardo al cielo. Grazie!
È il mio primo trail e da ora imparo che non ti mettono al collo nessuna medaglia, come nelle gare su strada, ma ti guadagni la t-shirt da finisher. La stringo in mano orgogliosa, mi volto indietro e vedo l’arrivo dei ragazzi francesi con i quali ho condiviso tanto in una manciata di chilometri. Ecco che arriva anche il trailer francese del 35esimo km. “Super Madame!”.
C’è il ristoro finale, ma non mi fermo, sono le 17.50 e non so quando arriverà Gianluca, voglio salire al primo piano della Tour Eiffel ed esserci al suo arrivo. Ipotizzo che ci metterà otto ore e mezza, ma lui gioca sempre d’anticipo e ci stupisce ad ogni arrivo. Vado allo stadio di atletica, l’Emile Stadium, a riprendere la borsa, faccio una doccia veloce, incontro la ragazza francese che ha corso la prima parte di gara con me, una ragazza italiana mi dice che anche lei deve aspettare degli amici della 80 km. Indosso la t-shirt da finisher, il pantalone della tuta, con molta fatica le scarpe di ricambio per via di tre bolle ai talloni, ma sono così felice ed euforica che ci passo su. Esco di corsa con i capelli gocciolanti, raggiungo la Tour Eiffel, vedo l’arrivo della prima donna. Ecco  l’entrata della torre, ecco la sicurezza. Dico loro che il mio fidanzato arriverà al primo piano e chiedo se posso salire ad aspettarlo. Ricevo un categorico No! solo i corridori. Faccio vedere la maglietta del trail, il braccialetto, sono parte di questa gara, ma niente. Non si smuovono. Cerco due signori dell’organizzazione ed anche loro mi negano l’accesso. E come turista? "Pour les trailers! Attand a la sortie est, madame!”. Devo aspettare all’uscita est. Mi raggiungono due ragazze francesi, una signora con i suoi due bambini, sono le mogli e la fidanzata di altri trailers che tra un po’ arriveranno al primo piano della Tour Eiffel. Anche loro chiedono di salire per aspettare i nostri gladiatori, ma ci negano l’accesso. Resto delusa ed aspetto Gianluca all’entrata della Torre, gli batterò il cinque e correrò all’uscita est. Nel frattempo mi raggiunge una giornalista messicana che lavora per un’emittente inglese. Mi fa mille domande sulla manifestazione e alla fine mi chiede di poter fare un’intervista in inglese di cinque minuti. Ok. Perché no.  Finita l’intervista, parlo con l’assistente, sto congelando, sono stanca e mi tremano le gambe. Chiedo se posso salire al primo piano, non mi reggo, ma niente da fare. Le mie gambe stanno sentendo la stanchezza della gara, potrei sedermi poco distante, ma non ci penso proprio a perdermi questo arrivo.
8.04 eccolo!!! Vai Luca! Grande!! Corre verso di me, mi stringe la mano. “Ti aspetto all’uscita!!”. Mi dirigo all’uscita est, di corsa, ci vorrà mezz’ora prima che esca. Arrivano anche i mariti delle signore francesi. Siamo tutti euforici, stanchi, ma euforici.
Saprò dopo che su c’erano anche i turisti, non come ci hanno detto quelli della sicurezza e gli assistenti. Avremmo potuto metterci in fila e salire al primo piano ed accogliere a braccia aperte i nostri trailers. Ma ora sono qui, all’uscita est. Sto congelando. Indosso la felpa sopra la mia t-shirt da finisher della 50km. Un trailer scende le scalette, l’aspettano i suoi amici trionfanti, ma lui si accascia per i crampi e la stanchezza. Ha sete ma non ha acqua. Gli passo il tubo della mia sacca. Una delle francesi mi chiede se ho corso anch’io, le dico che sono una trailer, che ho corso la gara da 50km e resta basita del fatto che non mi hanno fatto salire sulla torre nonostante il braccialetto e la t-shirt.  Ecco Gianluca! Tra i turisti e gli altri trailers. Discutiamo sulle informazioni sbagliate che hanno dato a noi che aspettavamo, ma chissenefrega ora!! Siamo qui, un ultimo sguardo alla Torre Eiffel, eccola! Eccoci! Siamo finisher dell’Ecotrail de Paris 2012. Non vorremmo lasciare questa piazza ora, la mitica Torre; domani saremo di nuovo due turisti italiani a spasso per le vie parigine, ma ora siamo qui, le scattiamo le ultime foto col cellulare, è tutta illuminata. Che emozione!! Ci saranno giorni per raccontare il percorso, lo stesso per entrambi per circa 28km di foresta parigina. Godiamoci questo momento. Siamo stanchi, infreddoliti, ma emozionati! Mercì Paris!!!

venerdì 25 ottobre 2013

LA MIA TUSCANY CROSSING - 50KM IN VAL D'ORCIA

Correre tra le colline toscane è correre e allo stesso tempo ammirare..un correre distratto da tanta meraviglia... guardi..osservi.. scruti..ammiri..e resti in silenzio a pensare che la Toscana col suo verde e le sue colline ti regala un panorama di altri tempi. Ma la Toscana non è tutta uguale, basta spostarsi di poco e il panorama cambia...lei, che ha mille sfaccettature, lei, terra di colli, del buon cibo e dell'ottimo vino, emblema del Bel Paese.. e tra le sue mille meraviglie ecco la Valdorcia. 
Almeno una volta nella vita consiglio di andarci, io avendo la fortuna di vivere a Firenze, ci torno ogni tanto ed ogni volta è come la prima volta, ogni volta mi fermo ad ammirarla con gli occhi di chi resta senza fiato davanti a qualcosa di stupendo. La Valdorcia e le sue colline, la Valdorcia e le sue crete, la Valdorcia e i suoi cipressi. in Valdorcia sembra che il tempo si sia fermato, scorre lento, lontano dal mondo frenetico a cui siamo abituati. la Valdorcia e la sua gente, cordiali, gente di terra e frantoi, di terra e vigne.
Correre un trail qui? un sogno diventato realtà, un sogno lungo 100km come l'ha definito chi l'ha creato.
Sveglia alle 4 di mattina per poter essere al nastro di partenza alle 6, per molti un orario proibitivo, per me l'abitudine, come ogni mattina pronta ad assaporarmi l'alba tra le colline fiorentine.
Alle 6 tutti al nastro di partenza, pronti per una nuova e stupenda avventura. Nel silenzio di Castiglione d'Orcia ci siamo avventurati tra le stradine di questo piccolo borgo e subito giù in picchiata verso il bosco. 
Un misto tra trail e collinare, ho corso i primi 25km con la serenità e lo spirito che ho di solito quando corro tra le mie colline. Cambiava il vocìo degli altri trailer, cambiava il non essere sola come al solito a perdermi tra le mie colline, ma in fondo lo ero. Sin dal primo momento ho detto a me stessa: quel che cambia con le tue corse solitarie è il numero dei km, per il resto è il panorama che adori, è la tua Toscana, da scoprire correndo, vai e vivitela. 
Non corro per gareggiare, mai! corro per conoscere me stessa e me stessa in mezzo alla natura. è il mio habitat naturale, è un fondersi con quello che mi circonda. è la mia passione!
C'erano due piccoli torrenti da guadare, il giorno prima scherzavo con Gianluca sulla possibilità di caderci dentro visto quanto sono imbranata e goffa. Ma è stato il contrario, un divertimento puro, mi sono meravigliata di chi ha creato una mega fila per togliersi le scarpe "altrimenti le bagno"...cosa? altrimenti correvi su strada!!! questa è natura, questo è un trail, questo è il divertimento!!!
Sono stati 50km corsi serenamente e tutti col sorriso, 50km senza mai sentire la stanchezza di una gara lunga, senza mai contarli. Li ho corsi con la compagnia di Paolo, una rivincita nella sua lotta con la vita e il suo entusiasmo nel poter dire "posso di nuovo correre, camminare, esserci". In realtà sono stati poco più di 53 km e non 50, macchisenefrega, per la prima volta non li ho contati, arrivando al traguardo con una gioia immensa!
Chi mi ha visto correre ha detto "sei così serena, corri con tranquillità e sorriso, dall'inizio alla fine!"..si, è questa la mia corsa, è questo lo spirito che mi fa affrontare le salite ripide e le discese ardite, correre per me stessa perchè mi fa sentire bene, correre come una terapia per rilassare la mente e sentire il mio corpo vivo. il cronometro lo lascio ai campioni, i trofei a chi lotta agonisticamente per meritarseli. Adoro correre in salita e discesa perchè sento i muscoli del mio corpo cambiare ad ogni passo, perchè ogni sforzo bilanciato per arrivare fino alla fine di una salita è ripagato poi dalla rispettiva discesa e in questa corsa c'era ogni aspetto che cerco correndo. Natura, salite, discese, bel panorama, serenità. Ci rivedremo il prossimo anno....sicuro!

ECOTRAIL DI FIRENZE 43KM E 1100M D+

Era da un anno che volevo essere ai nastri di partenza dell'Ecotrail della mia città, una corsa per i sentieri e le strade più belle ...